GAL Serre Salentine

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ARGENTINA


Nel decennio 1861-1870 lasciarono l'Italia circa 1.210.000 connazionali, mentre nell'ultimo quarto del secolo ne partirono 5.300.000.
I settentrionali si diressero prevalentemente verso le nazioni europee (Francia e Germania) mentre i meridionali preferirono le Americhe, in particolare il Brasile, gli Stati Uniti e l'Argentina.
Gli emigranti italiani lavorarono nelle miniere, nei cantieri edili, nella costruzione delle reti stradali e ferroviarie, in agricoltura, ricoprendo i lavori più umili che i locali non intendevano più svolgere. Decine di migliaia furono le vittime dell'emigrazione italiana di inizio secolo a causa di viaggi clandestini, discriminazioni, violenze e di malattie. Per loro non c'erano tutele, ma emarginazione sociale e sofferenze accentuate dal cambiamento radicale della propria esistenza, dall'abbandono della propria cultura, tradizioni e legami familiari.
Nel corso del ventennio fascista diminuirono gli espatri, ma alla fine della seconda guerra mondiale, ricominciarono tanto che dal 1946 al 1957 espatriarono oltreoceano circa 1.400.000 Italiani, soprattutto dalle regioni meridionali.
Le condizioni di lavoro non erano migliori rispetto a quelle registrate nei periodi precedenti; agli italiani, infatti, venivano assegnate le mansioni più pericolose ed i lavori precari.