GAL Serre Salentine

Storie

Le storie dei nostri migranti in giro per l'Europa

L'italian style nel Mondo

L'italian style nel Mondo
Accanto alle baracche dove venivano stipati i lavoratori emigrati, fiorivano molte professioni estemporanee. Una di queste era sicuramente quella del barbiere.
Su una semplice sedia, all'aperto in estate e al chiuso in inverno, tutte le domeniche c'era sempre una lunga fila di uomini che si facevano tagliare i capelli.
I tagli erano così apprezzati che ben presto si iniziarono a mettere in fila anche molti svizzeri affascinati dall'italian style!

Campioni del mondo

Campioni del mondo
Ben presto i ragazzi italiani iniziarono ad organizzarsi in squadre di calcio. Vennero realizzati diversi tornei fra squadre di tutte le nazionalità di emigrati. Difficile essere certi che, come raccontano i nostri anziani, fossero sempre gli italiani a vincerli tutti.

La ricchezza importata

La ricchezza importata
Tutti partirono come agricoltori o braccianti. Moltissimi ebbero la possibilità di professionalizzarsi all'estero. Impararono e riportarono in patria professionalità importanti. Qui abbiamo l'esempio di un raffinato calzolaio di scarpe di classe. Molte attività imprenditoriali qui nel Salento sono iniziate grazie a giovani professionisti e molti giovani ora possono lavorare qui, nella loro terra, grazie a queste imprese.

Le donne che partivano

Le donne che partivano
Le donne che partivano da sole erano poche, perlopiù seguivano i mariti. Al lavoro in fabbrica si sommava quello a casa e la cura dei bambini. Il lavoro fuori era reso ancora più duro quando i bambini erano "illegali". Chi lavorava come stagionale in Svizzera non poteva avere i figli con sé e quelli che seguivano i genitori dovevano rimanere tutto il giorno chiusi in casa, lontani dalle finestre per non farsi vedere dai vicini.

Orgoglio

Orgoglio
L'orgoglio di aver costruito tanti edifici importanti in tutto il mondo. In questa foto c'è la serra temperata di Ginevra, è ancora là, nei giardini principali della città. È bellissima come lo sono tanti edifici, palazzi, ponti, piazze, strade, ferrovie costruite anche da emigrati italiani in tanti paesi del Mondo.

Il viaggio e l'arrivo

Il viaggio e l'arrivo
Non era facile arrivare in altro paese come emigrante, i treni erano molto affollati, erano freddi in inverno, caldi in estate. Il treno da Lecce arrivava fino a Milano. Qui si fermavano anche quattro giorni in attesa di poter ripartire per il Belgio, la Francia, la Germania o la Svizzera. Dormivano a terra con poco da mangiare e da bere. Arrivavano stanchi, sfiniti dal viaggio. Quando si arrivava a destinazione si era obbligati, prima di tutto, a sottoporsi alla visita medica: mezzi nudi con qualsiasi tempo dovevano poter dimostrare di essere forza lavoro sana e vigorosa. Chi era stagionale, ogni anno si sottoponeva a questa umiliazione.

Le lotte

Le lotte
Presto iniziarono anche le lotte per una vita migliore. Per gli stagionali, per poter riunire la famiglia, per condizioni di lavoro migliori, per avere baracche migliori. "Abbiamo ottenuto tanto, tanto, senza rompere una vetrina, pacificamente, ma con tanta fatica, ogni giorno" hanno raccontato con orgoglio.

Gli abiti come documento di morte

Gli abiti come documento di morte
Entrando in miniera, come prima cosa ci si cambiava, gli abiti venivano attaccati a delle funi che pendevano dal soffitto. Oltre l'abito il minatore attaccava anche una targhetta con il suo nome. Ogni sera si poteva capire quanti minatori erano morti dal numero di abiti rimasti appesi e dalla targhetta si capiva velocemente chi fossero. Poiché ogni giorno moriva qualcuno, decisero che se non erano almeno cinque la miniera non chiudeva per permettere ai compagni di recarsi al funerale!

Gli uomini che strisciano sottoterra

Gli uomini che strisciano sottoterra
Se passa la lanterna alta 35 cm. passa anche uomo. Le vene di carbone nelle miniere, ad una profondità di oltre 1000 metri, potevano essere anche molto strette, ma se avevano una altezza di anche solo 35 cm. allora il minatore poteva andare, doveva solo decidere se a pancia in su o in giù. La lanterna era anche rilevatrice del gas grisù e mentre si lavorava bisognava sempre avere un occhio vigile al colore della luce e se da bianco diventava violaceo bisognava andare via più velocemente possibile.